Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Elevamento culturale (1952)

Se le grandi masse popolari dovessero conquistare la maggioranza dei voti, cioè il potere, come potrebbero esercitare la direzione del Paese data l'ignoranza che ancora esiste in larghi strati del popolo? Perché il nostro Partito non organizza scuole e corsi di lingua italiana e straniera, di storia, di dattilografia, ecc. (Carlo R. - Sampierdarena)

             Non so se il compagno R., con la prima domanda, intende esprimere la sua convinzione secondo la quale il grado di preparazione attuale delle grandi masse lavoratrici non è tale da far ritenere che una nuova classe dirigente, la classe che si esprime dalle forze del lavoro, sia già storicamente formata.
             Temo che egli intenda subordinare un fatto storico a un fatto culturale e che, soprattutto, egli non avverta che l'abbandono della passività culturale a cui è costretta la maggioranza degli italiani e l'abbattimento degli infiniti diaframmi creati da un potere di classe fra lavoratori e cultura, dipendono anche dal salto qualitativo che deve essere fatto da tutta la costruzione sociale.
             Quello che è provato dalla realtà dei fatti è che la classe operaia è storicamente matura per conquistare – con i suoi alleati – il potere, per mantenerlo e per costruire nuove e ben definite strutture di uno Stato libero da ogni insufficienza sociale. La cultura di massa del popolo russo o del popolo cinese o dei popoli degli altri paesi d'Europa che hanno già conquistato l'autogoverno non era certo ad un livello superiore di quella attuale del popolo italiano, quando le forze del lavoro sono diventate protagoniste della Storia.
             Indubbiamente il raggiungimento della maturità delle funzioni direttive presuppone, per una classe, un processo formativo in cui interviene anche il fattore culturale.
             Del resto la storia stessa del movimento operaio italiano dimostra quanto profondo sia stato il travaglio delle grandi masse popolari prima che fossero raggiunte le attuali forme organizzate di lotta, che costituiscono gli strumenti indispensabili per l'affermazione dei principi della giustizia sociale.
             Il superamento dell'infantilismo di tipo anarchico e sindacalista lo smascheramento dell'opportunismo riformista, la neutralizzazione dei riflessi dell'egemonia del decadente intellettualismo borghese, che non potrebbe non agire in un regime capitalistico anche sulla classe operaia, sono stati frutto della tenace, costante azione che i Partiti dei lavoratori hanno condotto per far corrispondere al grande sviluppo delle lotte di massa un adeguato sviluppo politico, ideologico e culturale.
             Tu chiedi al nostro Partito di intervenire in un modo più ampio per elevare il livello culturale dei lavoratori, aprendo scuole, istituendo corsi, ecc. Il nostro Partito, espressione delle generali e fondamentali esigenze nazionali, non poteva trascurare il problema della cultura, anzi il lavoro culturale costituisce uno dei compiti essenziali di tutte le organizzazioni del P.C.I. Vorrei dirti, ad esempio, che se esiste oggi in Italia una nuova editoria libraria che ha permesso di accostare larghissimi strati di italiana alla prima conoscenza di opere fondamentali di letteratura, di politica, di scienza, di arte e di storia, di autori di tutti i Paesi, ciò è dovuto al sostegno che a tali pubblicazioni ha dato il nostro Partito il quale ha creato nel suo seno un apposito Centro Diffusione Stampa.
             Il Partito, superando infinite difficoltà specie d'ordine finanziario, ha organizzato, su scala nazionale, regionale, provinciale e comunale, corsi, lezioni, dibattiti, ecc. Può il nostro Partito fare di più?
             Certo, il nostro Partito potrà ancora di più, obbedendo all'insegnamento di Gramsci: “La lotta diventerà sempre più dura nei prossimi anni: dovete prepararvi ad ogni rinuncia, ad ogni sacrificio e dovete istruirvi, istruirvi, e ancora istruirvi; poiché ci sarà bisogno di tutta la nuova intelligenza”, ma, e qui il discorso ci riporta al punto di partenza, il nostro Partito non può risolvere un problema che solo uno Stato organizzato può risolvere.
             Il Partito può e deve fare di più, è vero, ma anche ogni singolo compagno può e deve fare di più.
             Ognuno di noi deve sforzarsi per migliorare ogni giorno la propria preparazione culturale. Ciò non solo per sé, ma per il Partito e per l'intera Nazione per il cui bene e per il cui progresso i comunisti dedicano tutte le proprie forze politiche e culturali.


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