Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Ebrei e riarmo tedesco (1951)

Qual'è l'atteggiamento degli israeliti di fronte alla rinascita dell'esercito tedesco i cui capi sono in gran parte ufficiali nazisti responsabili dei massacri di tanti ebrei?

>             Il riarmo della Germania di Bon, imposto dall'imperialismo americano, costituisce uno dei fattori più gravi della preparazione alla terza guerra mondiale ma essendo, nello stesso tempo, un aperto smascheramento delle posizioni dei governi “americani” d'Europa, offre preziosi elementi di chiarificazione per il drammatico dibattito che i popoli vanno conducendo sui problemi della guerra e della pace. Purtroppo è ancora possibile far credere a strati anche vasti di cittadini dei Paesi “atlantici” che il riarmo abbia uno scopo difensivo, purtroppo è ancora possibile coprire con lo spauracchio di un inesistente aggressore potenziale il vampirismo dei grandi monopoli che trasformano la “paura”, creata nei popoli da essi dominati, in profitti giganteschi, ma diventa più difficile sostenere la tesi del “sistema difensivo” quando al centro di esso viene posto un esercito che, storicamente, esprime lo spirito aggressivo.
             La questione del riarmo tedesco è avvertita in tutta la sua gravità al di fuori di ogni analisi politica – non sempre facile per tutti coloro che si tengono staccati dal dibattito delle idee – poiché essa colpisce il sentimento stesso degli uomini semplici. Per questo la reazione dei popoli contro il riarmo tedesco è stata più immediata e più decisa di quella che si era già manifestata contro il riarmo in generale, per questo contro il riarmo tedesco il popolo ebraico, come comunità, ha levato alta la sua voce ancora dolorante per tante spaventose sofferenze. Il popolo ebraico, dal ricordo vivo di una delle più spaventose tragedie che mai un popolo abbia vissuto, ha tratto il significato della rimilitarizzazione della Germani. Smilitarizzazione e denazificazione erano i termini essenziali e, che si condizionavano reciprocamente, posti dagli accordi Potsdam alla base della creazione di una Germania pacifica e democratica. Il risorgere del militarismo tedesco significa il risorgere del militarismo razzista, significa riconsegnare agli stessi criminali di ieri, che all'odio di ieri hanno aggiunto oggi una tenebrosa ansia vendicativa, le armi del massacro e dello sterminio.
             Gli ebrei, in perfetta unità, indipendentemente dalle varie concezioni politiche che avrebbero potuto dividerli, si sono pronunciati apertamente e decisamente, attraverso le loro organizzazioni e la loro stampa, contro la decisione di ricostituzione dell'esercito tedesco.
             Il Congresso Mondiale Ebraico, del settembre del 1951, ha votato una risoluzione in cui, fra l'altro, si chiede che vengano estirpate dalla Germania “le influenze e le forze cattive che hanno corrotto la Nazione tedesca” e vengono inculcati “specialmente ai giovani, principii di umanità, di giustizia, di uguaglianza fra gli uomini”. Il Congresso ha anche chiesto che siano adottate efficaci misure in Germania per sopprimere ogni minaccia di rinascita di un movimento nazista e di ogni propaganda delle sue dottrine.
             In modo ancora più esplicito il IV Congresso delle Comunità Israelitiche Italiane nel marzo del 1951, aveva rilevato che la rimilitarizzazione della Germania costituirebbe una indubbia minaccia per la pace del mondo ed aveva espresso la propria opposizione alla ricostituzione dell'esercito tedesco.
             Qualche giorno fa i Giovani Ebrei di Roma hanno votato una risoluzione in cui si è dichiarato: che stigmatizzano ogni propaganda di guerra; che considerano delittuoso per tutta l'umanità ogni tentativo volto alla ricostituzione dell'esercito tedesco; che si affiancheranno a tutte le Istituzioni ebraiche e non ebraiche che intendono prevenire e combattere i pericoli più sopra denunciati.
             Lo stesso governo di Israele ha presentato note ufficiali relative al problema della denazificazione della Germania, fra le quali una del Ministro degli Esteri Mosè Sharett, all'ambasciatore americano in Israele, di protesta per la commutazione delle sentenze di Norimberga a favore di criminali di guerra.
             Gli ebrei sono dunque a fianco delle forze della pace di tutto il mondo e la loro voce, che raccoglie il monito dei cinque milioni dei loro e dei nostri fratelli sterminati a Varsavia, a Roma, alle Fosse Ardeatine, a Dachau, a Auschwitz, è la voce stessa di tutti gli uomini che non rinnegano l'umanità.


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