Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Diritto alla casa (1952)

Seguo le discussioni del Consiglio Comunale sui problemi della casa. A mio giudizio le case per i lavoratori dovrebbero essere costruite con criteri di civile decoro e i fitti dovrebbero essere proporzionati alle condizioni economiche dei lavoratori. Credo che l'attuale Giunta non segua questi criteri nella politica degli alloggi. Puoi darmi qualche chiarimento? (Adelmo Santi – Genova Rivarolo)

             La costruzione di case è, in regime capitalistico, un atto speculativo come ogni altro investimento di capitale. Va da sé che i fitti delle costruzioni private, dovendo assicurare un adeguato profitto al proprietario, raggiungono sempre cifre elevatissime, dato l'attuale costo delle costruzioni. Da qui nasce una tipica contraddizione della società capitalistica per cui mentre da una parte migliaia di famiglie vivono in tuguri, dall'altra migliaia di appartamenti restano vuoti per mancanza di inquilini che siano in grado di sostenere un determinato fitto. A Genova stessa vi sono attualmente oltre 3.000 appartamenti vuoti, pure il problema dei senza tetto permane in tutta la sua gravità.
             L'iniziativa pubblica deve avere perciò una direttiva diversa da quella privata se veramente vuol permettere a tutti i cittadini di poter aspirare ad una casa, ossia ad una degna vita familiare. Mentre per i capitalisti il profitto costituisce il fondamento delle proprie valutazioni, per l'ente pubblico – Stato e Comune – il concetto sociale deve essere predominante su quello economico.
             La battaglia per il risanamento morale della nostra società comporta anche la battaglia contro i tuguri, piaga di tutte le città e di tutte le contrade italiane. I tuguri sono matrici di corruzione, di malattie, di forme di delinquenza minorile e nei tuguri vive in genere la povera gente. Per l'impossibilità di pagare un fitto commerciale migliaia di famiglie italiane sono condannate a vivere in permanenza nei tuguri o nella più promiscua coabitazione: compito dello Stato o del Comune è quello di superare il giudizio economico per portarsi sul piano del giudizio sociale.
             Al Consiglio Comunale di Genova è stato affermato, dai banchi della maggioranza, esattamente il contrario, è stato detto che i fitti devono essere remunerativi come lo sono per i privati, si è messa quindi la natura dell'iniziativa pubblica sullo stesso piano di quella privata. La stessa Giunta ha già dato qualche segno di voler seguire più un criterio economico che sociale raddoppiando i fitti di alcune case popolari che, come quelle costruite dall'Amministrazione popolare nella villa Quartara di Quarto, permettono un gradevole e sereno soggiorno.
             L'opposizione democratica ha già posto la questione nei suoi chiari termini sociali e per l'affermazione della propria tesi essa continuerà a battersi: tutti hanno diritto ad una casa indipendentemente dalle condizioni economiche, hanno diritto alla casa soprattutto coloro che vivono nei tuguri.
             Per quanto si riferisce ai criteri di costruzione, anche qui siamo di fronte a concezioni diverse. Secondo il nostro punto di vista la casa per il lavoratore deve essere pienamente confortevole, deve rispondere alle moderne esigenze civili di una famiglia. Per questo le case costruite dall'Amministrazione popolare, con bagno, ascensore e con ogni altro servizio, si sono staccate decisamente dai grandi casoni che caratterizzarono in passato l'edilizia popolare.
             Secondo noi le cosiddette soluzioni provvisorie si risolvono in una degradazione permanente della vita quotidiana di intere famiglie. Lo sforzo di strappare al disagio della vita quotidiana delle creature umane deve essere il più possibile definitivo, deve essere anche uno sforzo per portare avanti il livello di vita generale di tutta una popolazione.
             L'attuale Giunta comunale di Genova segue altri criteri. Ne ha dato qualche saggio trasformando i portici delle nuove case popolari in vani malamente abitati, riducendo le piante e i servizi dei precedenti progetti, proponendo la costruzione di un Centro di smistamento che non smisterà proprio nulla poiché, finché dura l'attuale struttura sociale, non vi saranno mai sufficienti case per tutti quelli che ne hanno bisogno.
             Ma i criteri dell'attuale Giunta non possono sorprendere nessuno: sono criteri di classe e tutti sanno quali siano le classi che essa rappresenta.


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