Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Perché Diderot (1951)

Ho letto recentemente nella terza pagina dell'Unità un racconto di Diderot. Mi ha sorpreso che un giornale comunista trovi ancora interessante uno scrittore di una società contro la quale il comunismo combatte. (Petrignani Paola – Via della Libertà, 7-20)

             Una delle opinioni più diffuse fra coloro che restano all'esterno dei grandi movimenti di rinnovamento della società è che la creazione di un sistema diretto a regolare in termini nuovi i rapporti politici ed economici di una collettività debba ovviamente significare la distruzione di tutti i legami con il passato, il ripudio di tutto ciò che è stato espresso nei precedenti sistemi.
             Indubbiamente un fatto rivoluzionario, se veramente tale, deve investire non soltanto gli aspetti politici ed economici, ma anche quelli morali ed intellettuali del vivere dei singoli e della collettività, ma ciò non significa affatto la rottura con il passato: la Storia non ha compartimenti stagni, anche se talvolta procede a salti.
             Il fatto che il giornale del Partito Comunista pubblichi scritti di filosofi borghesi come Dionigi Diderot è perfettamente conseguente a quello che un tale partito oggi storicamente esprime, sia per le idee dibattute dal creatore dell'Enciclopedia, sia per la stessa personalità di Diderot.
             La grande battaglia filosofica e politica che condussero gli enciclopedisti fu diretta contro le superstizioni, contro le idee tradizionali e convenzionali che tenevano bloccato il progresso sociale, fu diretta a far penetrare tra il popolo le idee di opposizione ad un regime in decomposizione, quale era quello feudale della monarchia assoluta, fu una grande battaglia di libertà che ebbe la sua luminosa conclusione nella Rivoluzione francese.
             Uno dei combattenti più duri e più tenaci di questa lotta fu appunto Diderot, che, come tutti i grandi rivoluzionari, condusse una vita di sofferenze e di privazioni, che conobbe la persecuzione e la prigione e che, come tutti i più grandi rivoluzionari, non fu mai piegato.
             La società borghese ha compiuto ormai il suo ciclo storico, forze nuove pongono oggi l'istanza di un mondo diverso e migliore; queste forze per poter assolvere alla loro funzione debbono saper raccogliere l'insegnamento del passato e ricordare coloro che hanno contribuito al progresso dell'umanità.
             Ecco perché, cara lettrice, noi abbiamo pubblicato e ancora pubblicheremo scritti di filosofi borghesi come Dionigi Diderot.


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