Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Ancora sulle 8 ore (1952)


             Nella mia risposta al lettore Banti sulla questione delle 8 ore io avevo cercato, essenzialmente, di dimostrare quanto fosse ridicola l'investitura di “socialità” che ancora oggi qualcuno, sia pure solo per qualche atto specifico compiuto nel ventennio, vorrebbe attribuire al regime fascista, regime nato dall'odio contro le classi lavoratrici. Avevo ricordato quanto lunga e difficile fosse stata la lotta del proletariato mondiale per raggiungere una elementare conquista di civiltà e di giustizia sociale e come nessun governo capitalista, e tanto meno il governo fascista, avrebbe potuto attribuirsi un merito per concessioni che, particolarmente per quanto si riferisce alle 8 ore, sono state imposte dalla lotta unitaria dei lavoratori.
             Qualcuno mi ha scritto precisandomi che, comunque, fu il governo fascista a ratificare la Convenzione di Ginevra sulle 8 ore (o meglio sulle 48 ore settimanali) e quindi fu durante il periodo fascista che, per i lavoratori italiani, tale conquista avrebbe avuta la sua realizzazione.
             La Convenzione delle 8 ore fu approvata a Ginevra nel 1923 dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, sotto l'egida della Società delle Nazioni, di cui faceva parte anche l'Italia, e sotto la spinta del movimento operaio mondiale che aveva assunto, dopo la prima guerra mondiale, nuova forza e più deciso orientamento.
             I governi rappresentati alla Conferenza di Ginevra si impegnarono alla ratifica dell'accordo secondo le rispettive norme costituzionali e tale impegno non poteva non essere rispettato anche dal governo fascista. Si era allora nel 1923, quando la dittatura fascista non si era ancora espressa in tutti i suoi aspetti, quando esisteva un Parlamento e esistevano ancora i partiti della classe operaia.
             Si tratta in definitiva della conclusione formale di una lunga azione a respiro internazionale e il fatto che, in quel momento, fosse al governo Mussolini non significa affatto che a quel governo sia da riconoscere una iniziativa del genere, anzi esso dovette subire ciò che rappresentava il frutto di una lunga lotta precedente.
             Vorrei ancora ricordare, solo per precisare nuovamente che solo la lotta dei lavoratori ha permesso di raggiungere determinati obbiettivi che, proprio qui a Genova, qualcosa si era già conquistato prima ancora della Convenzione di Ginevra. Nel Contratto Piastra, strappato nel marzo del 1919 dalle organizzazioni sindacali, poco dopo quindi la cessazione della prima guerra mondiale, appare regolato l'orario di lavoro per i dipendenti delle aziende metallurgiche sulla base delle otto ore.
             Il governo fascista ratificò la Convenzione di Ginevra perché non poteva farne a meno. Ma tutto restò sulla carta, come attualmente molti diritti affermati nella nostra Costituzione rimangono sulla carta perché il governo di De Gasperi si guarda bene di preparare e di presentare le leggi per la loro concreta attuazione.


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