Gelasio Adamoli

Biografia


I genitori Consiglia Renzullo e Vincenzo



Questi cenni biografici, come anche molte delle fotografie pubblicate nella galleria, sono tratti dal sito del Centro Ligure di Storia Sociale dove è presente una sezione relativa a Gelasio denominata Fondo Adamoli; al Centro il figlio Mauro ha donato nel 1994 la biblioteca e le carte del padre. Nella sezione relativa sono dettagliatamente elencati monografie, immagini e documenti di Gelasio.
La biografia è stata integrata con alcune notizie tratte dalla pubblicazione del Comune di San Potito del 2003 "Gelasio Adamoli: un comunista nato dal rame" (ricerca curata da Domenico Vizzone - Collana "Gente di Ramiera")



Gelasio Adamoli nasce il 30 marzo 1907 a San Potito Ultra (Avellino) da Vincenzo e Consiglia Renzullo (che muore quando Gelasio ha solo otto anni). L'inusualità del suo nome induce il segretario comunale che è addetto alla trascrizione della nascita a registrarlo come "Gerasio Secondo"; l'errore verrà sanato dal Tribunale di Avellino solamente nel 1960. Aderisce al PCI fin dal 1926, a soli diciannove anni (il padre Vincenzo è tra i fondatori della sezione teramana del Partito). Dopo aver conseguito la laurea in economia presso l'Università di Genova (allora Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali) lavora per alcuni anni alla Cassa di Risparmio di Genova e collabora alla "Rivista di Ragioneria" curando la rubrica "Spigolando per te lettore". A guerra iniziata viene richiamato alle armi con il grado di tenente di artiglieria, e dopo l'8 settembre inizia per lui una lunga attività clandestina insieme al fratello Altobrando, prima in Abruzzo (partecipa alla battaglia di Bosco Martese) e poi nel capoluogo ligure dove nel 1943, dopo l'armistizio viene nominato comandante delle Squadre di Azione Patriottica (SAP), formazioni partigiane di matrice socialista e comunista che operavano soprattutto nella città. Nel dicembre 1944 viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Marassi fino al 25 aprile. Nell'immediato dopoguerra inizia la sua carriera politica: entra a far parte della Commissione Regionale per l'Epurazione; viene nominato, per i meriti acquisiti nella lotta contro i nazifascisti, vice-questore, fornendo un contributo investigativo notevole, individuando i colpevoli della strage di Portofino del dicembre 1944 in cui erano stati fucilati dai nazifascisti 22 prigionieri politici; diventa membro della Direzione provinciale del Partito Comunista; riceve incarichi anche dall'Associazione Nazionale Partigiani Italiani che lo annovera tra i suoi consiglieri nazionali e, a livello locale, tra i membri dell'esecutivo della sezione genovese. Infine nel 1948 diventa Sindaco di Genova rimanendo in carica fino al 1951.

Come primo cittadino (carica ricoperta dal febbraio 1948 al giugno 1951) si dedica intensamente alla ricostruzione ed alla crescita urbana della città, con il ripristino del patrimonio edilizio esistente ma anche con la costruzione di nuovi quartieri popolari e di nuove aree verdi. La sua attività amministrativa è ricordata inoltre per l'assidua e particolare attenzione rivolta alla ricostruzione del Teatro "Carlo Felice", riuscendo in brevissimo tempo a far approvare dal Consiglio Comunale il progetto del giovane architetto Paolantonio Chessa, vincitore del concorso indetto nel 1949. Questo progetto incontra però numeriosi ostacoli e viene insabbiato al termine del mandato di Adamoli, che ne rimane comunque strenuo difensore anche dai banchi dell'opposizione. Costante è la sua solidarietà nei confronti della classe operaia, dimostrata con alcune iniziative socio-assistenziali e con un'assidua presenza alle più importanti manifestazioni in difesa dell'industria ligure.


La moglie Giulia Di Odoardo


Dal 1951 al 1957 viene eletto direttore dell'edizione ligure dell'Unità. La sua direzione si distingue per l'ampia fiducia accordata ai redattori di più lunga esperienza e per la ricerca di un continuo e quotidiano contatto tra il giornale ed i suoi lettori, come dimostrano l'introduzione della rubrica settimanale "Lettere al direttore" ed i puntuali editoriali sulle questioni più importanti. Molteplici sono anche i suoi impegni all'interno del partito e nelle sue organizzazioni collaterali: dopo l'VIII Congresso entra a far parte del CC del PCI; figura tra i membri del Consiglio Mondiale della Pace, diventando in poco tempo anche Segretario del Movimento Italiano per la Pace; nel dicembre 1969 viene nominato Segretario Generale dell'Associazione Italia-Urss, distinguendosi per la sua competenza e per il suo senso di responsabilità.

Nel 1958 inizia una lunga esperienza parlamentare, dapprima come deputato e successivamente come senatore, carica nella quale viene riconfermato ininterrottamente dal 1963 al 1972. Questi numerosi impegni, anche internazionali, non allentano mai il forte legame che egli sente per la sua città di adozione, legame testimoniato dalla sua assidua presenza, per ben 25 anni, ai Consigli Comunali e dalla sua nomina nel 1977 a sovraintendente del Teatro Comunale dell'Opera. Quest'ultimo incarico può essere considerato come il riconoscimento ufficiale per la sua purtroppo infruttuosa battaglia per la ricostruzione del Teatro Carlo Felice, a cui dedicò le sue ultime energie, prima della morte, avvenuta a Genova nella notte tra il 29 ed il 30 luglio 1978. All'interno della più recente storia della città di Genova, Adamoli è un protagonista di rilievo, rappresentante carismatico del comunismo genovese, ricordato, oltre che per la sua opera e per la sua generosità d'animo, anche per il suo personale modo di essere di sinistra, in un'epoca di rigidi schematismi ideologici. Così tratteggia la sua figura il giornalista Mario Bottaro: "... personaggio di statura internazionale, onesto, stimato dagli avversari forse più che dai compagni, dotato di un enorme fascino e delle caratteristiche naturali di un leader... aveva costruito la sua immagine tanto sull'amore per gli umili, dei lavoratori, della gente semplice, quanto sul rispetto e la stima sempre riconosciutegli dai potenti... ". (Il Secolo XIX, 1° agosto 1978). Ma forse è soprattutto l'estremo saluto dell'allora Presidente Sandro Pertini a sottolineare maggiormente le sue doti umane e morali: "... era un uomo retto, devoto alla causa della libertà...come Sindaco di Genova riuscì a farsi amare anche dagli avversari politici più tenaci per la limpidezza della sua coscienza, per la sua onestà ed imparzialità...".(Il Secolo XIX, 1° agosto 1978).






UN PROFILO (1976)
(gentilmente fornito dal nipote Julian Adamoli)

Per i vecchi comunisti è "il sindaco", anche se sono passati oltre vent'anni da quando Adamoli ha diretto la giunta rossa di Genova. Chi parla di lui lo definisce "un pezzo di storia del PCI", oppure "il PCI, nel bene e nel male".
Anche la sua casa è un insieme di ricordi che vengono un po' da tutto il mondo. Tiene tutto: manifesti, depliants, volantini, libri. Cose a cui è molto legato. Da quando è rimasto vedovo, buona parte della sua vita è concentrata nel partito: accetta volentieri di andare anche nelle sezioni più sperdute della provincia, di parlare davanti a due compagni, di passare un pomeriggio o una serata con i vecchi comunisti che gli raccontano i loro problemi.
Sempre vestito elegantemente, in doppio petto blu o a righe, resta uno dei personaggi più popolari di Genova (la stessa sorte è un po' toccata al suo successore Pertusio). Non ha mai avuto la patente: o va a piedi o va in autobus. Qualcuno afferma che anche questa è una scelta dettata dalla sua avarizia, una caratteristica comune a buona parte dei politici genovesi, e comunissima tra i dirigenti "storici" del PCI, come Luigi Longo per esempio, di cui si racconta che quando faceva un discorso da segretario del partito recuperava ogni volta la graffetta con cui erano spillati i fogli.
In Adamoli questa caratteristica fa forse parte di un suo modo di essere "genovese", anche se è nato in Abruzzo 69 anni fa.
Nella sua vita ha fatto un po' di tutto: laureato in economia e commercio ha lavorato in banca e ha insegnato ragioneria. Partigiano, è stato direttore della edizione genovese dell'Unità. Il suo distacco dalla politica, dopo trent'anni passati a Tursi, a Montecitorio e a Palazzo Madama, non è però un abbandono della vita attiva: presidente dell'associazione Italia-URSS, è stato designato dal PCI anche come sovraintendente del Teatro dell'Opera di Genova. Praticamente non ha nemici.





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