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Educazione e prime opere

      Sotto la scorta del Perugino, Raffaello acquistò i pregi che formavano il carattere artistico del maestro; e sono finezza e purezza di tratto non disgiunte da una certa quale secchezza e durezza; freschezza di tinte, purezza di toni, sebbene con poco impasto nei colori e poca pienezza di pennello; un inventar semplice, un comporre alla buona e senza ricercatezza; una espressione con poco movimento; ma una naturalezza negli atteggiamenti portata fino all'evidenza, una verità quasi di ritratto nel carattere delle teste, un candore ed un'ingenuità meravigliosa nell'effetto, quale si scorge nelle prose degli aurei nostri scrittori del trecento. Questi pregi e queste mancanze si scorgono in parecchie tavolette e quadri, con gran diligenza registrati dal Longhena nelle note alla vita di Raffaello scritta dal Quatremere, e stampata nel 1829 in Milano.
      Osserveremo però coi dotti commentatori della vita di Raffaello del Vasari (edizione Le Monnier), che pur troppo non ci fu conservata neppur una delle primissime pitture del Sanzio; né si può prestar molta fede alle notizie manoscritte che sono in Urbino. In un codice della biblioteca Biancalana leggiamo, ad esempio, che Raffaello giovinetto dipinse nella cappella Galli, in San Francesco, poi distrutta, e che erano di sua mano i quattro santi che ornavano l'organo di quella chiesa; ma ora sappiamo di certo che questi ultimi furono opera del padre. Altri dipinti, attribuiti a Raffaello giovinetto, non sono di lui. Ma come appena il maestro per alcuni suoi interessi ebbe a lasciar Perugia, Raffaello allora cominciò a tentare da se medesimo un volo alquanto più ardito e più largo; e le opere che di lui si hanno, fatte in questo periodo di tempo, sono dagli scrittoti d'arte denominate della prima maniera.
      Il Rosini però scrive intorno alla prima epoca dell'Urbinate: «Propendo a credere che uno dei primi suoi lavori fosse il quadro di San Gimignano, che sono fortunato di poter offrire a' miei lettori, alla tavola XX». Che sia dipinto dalla mano di Raffaello, ne abbiamo la prova scritta; mentre la correzione del disegno indica il maestro. Esso debb'essere stato fatto poco prima o poco dopo del San Giuseppe e degli Angeli in basso, nell'Epifania detta della Spineta. Porrò poi un piccolo San Giovanni che col Bambino Gesù si trastulla, copiati da un quadro di Pietro ch'era in Santa Maria dei Fossi; indi le copie ch'egli fece dei quadretti pur di Pietro, che stanno nella sagrestia dei Cassinensi in Perugia, copie che trovavansi già presso una famiglia privata di Volterra, ora passate nella galleria di Monaco; e infine gli sportelli di un tabernacolo, dove sono Santa Caterina delle ruote e Santa Maria Maddalena, dipinte con molto amore, ma tanto sulla maniera del maestro, che potrebbero esser copie anche esse, com'è il famoso Sposalizio di Città di Castello, ora in Milano, intagliato dal Longhi........ dipoi dipinse il San Nicola da Tolentino per gli Agostiniani e il Crocifisso per San Domenico, l'ultima delle quali opere tiene tanto della maniera del maestro, che a ragione notò il Vasari, che «se non vi fosse il suo nome scritto, nessuno la crederebbe opera di Raffaello, ma sibbene di Pietro».