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L'ultima dimoraa cura di Federico Adamoli (2008
stampato in proprio
305 pagine) |
(7-4-1888). Beppe. A Nereto e fuori - in tutta la valle - non era conosciuto che con questo nome: bastava pronunciarlo, perché tosto si corresse a lui col pensiero. Ed ei fu un uomo veramente degno di tanta popolarità. Il miglior elogio, anzi, che oggi si possa fare di lui, è quello di dire che, nato nel popolo, visse in mezzo a questo, portandovi tutt'intera l'anima sua, mite e generosa. Non ebbe nemici, né poteva averne. Uomo senza pretensioni, tipo vero di abruzzese, sentì la vita, come una missione. E, fornito di largo censo e di molto criterio, l'opera sua andò dal tugurio a la ricca abitazione. Miserie sollevate, dissidi composti, aiuti generosi: ecco la sua vita! Ed oggi ch'egli è spento si leverà attorno a lui unanime il rimpianto! Oggi ognuno sentirà che G. Sorge lascia un vuoto, che non sarà facile colmare! Padre di famiglia, egli spinse fino al delirio l'amore alla prole: in questi ultimi anni l'animo suo già provato da la sventura, era tornato sereno, come ne' più begli anni della giovinezza, accanto a' suoi quattro nipotini, ch'egli adorava. Ora è spento e parte lasciando negli amici eterno ricordo di sé: nell'unico figliol suo, nel povero Simone, un dolore profondo, un dolore,
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