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L'ultima dimoraa cura di Federico Adamoli (2008
stampato in proprio
305 pagine) |
oculista, patriota, Napoli (27-4-1887). studiava di avere; era questo, che cioè i veri poveri usufruissero del benefizio. Di lui non parlerò come patriota. Che potrò aggiungere io alle parole di un Tommasi? Solo ricorderò che l'esilio, procuratogli dal suo animo liberale, gli aprisse la via alla sua grande carriera scientifica. Suo maestro a Parigi fu il Desmarres, di cui in breve fu capo-clinico, per poi aprire uno studio ed un dispensario clinico, ove si rese noto nella metropoli francese. Sorta l'alba del risorgimento nazionale, l'Italia lo riebbe, e lo nominò a Bologna, nel posto che fu poi occupato da un altro sommo - il Magni. Magni e Castorani erano i due soli che rischiaravano l'Italia nella scienza oculistica; tutti e due all'occaso, senza che altri si veda sorgere sul lontano orizzonte! [V'è a Roma il prof. Martini, già innalzato a grande fama tra gli oculisti italiani, N.d.D.] La nomina a Bologna non fu accettata; venne invece a Napoli, non ostante che Napoleone III. lo volesse trattenere a Parigi. Operatore insigne, unico al mondo, ebbe in breve una clientela da ogni parte d'Europa. L'Università partenopea fu onorata di averlo tra i suoi. Io credo che nessun oculista ebbe a pubblicare, in francese ed italiano,
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