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L'ultima dimoraa cura di Federico Adamoli (2008
stampato in proprio
305 pagine) |
medico, insegnante, Napoli (2-3-1887). seppe trionfarne, affrontandoli con ardore giovanile. L'ultima volta, che io lo vidi, fu a Cugnoli, in casa di quell'egregio collega Tinozzi, nel settembre del 1885. Il volto del povero maestro mostrava i segni dello spaventevole progresso del morbo, che l'affliggeva: era macilento, tossicoloso, febbricitante. Quando ci separammo, egli strinse fortemente la mano a me ed a Tinozzi, e ci disse: Addio, forse non ci vedremo più. Tristi parole, che ci empirono l'anima di profonda mestizia! Egli era pur troppo presago della sua prossima fine. Il prof. Lepidi è morto lasciando vivo desiderio di sé in quanti lo conobbero, specie ne' discepoli, i quali sempre ammiravano in lui la tenacia de' propositi, la dottrina, l'operosità e l'onestà. Alla sua scuola si sono educati quasi tutti i giovani medici di questa Provincia, come il Tinozzi, il Candelori, il Dellasciucca, il De Annibalis, il De Dominicis, il Gaspari, il Roscioli, il Cortellini, il Bonolis, il Pelliccione, ecc. ecc.; e suo discepolo è stato il Di Vestea, quell'eletto ingegno, che con le sue sottili ricerche sui baccilli del Tifo, e coi suoi studii sperimentali su la rabbia, ha il dritto di essere collocato tra i più distinti cultori di batteriologia. Nocciano 25 febbraio 1887. (Dottor Vincenzo Pierangeli)
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