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L'ultima dimoraa cura di Federico Adamoli (2008
stampato in proprio
305 pagine) |
insegnante, L'Aquila (11-12-1886). Con lo sparire di Achille de Matteis si perde un altro carattere, uno di quei pochi uomini, che hanno una credenza e coraggiosamente la professano in tutti gli atti della vita, e non si spaventano, allorché la fede ad una idea si divide dal resto del mondo, che ha per criterio delle azioni l'opportunità. Ed è per questo, che nel suo costume molti trovarono qualcosa di diverso e di spiacente, la intolleranza per ciò che sembrava divenuto dritto comune, ma a lui pareva irragionevole o sconveniente. Achille de Matteis non piegò mai il capo a quel facile costume odierno, che pretenderebbe abbellire la vita esautorando la morale. Questi buoni aquilani, che ebbero sempre un culto per il vero sapere e per l'integrità del costume non dimenticheranno mai il professore de Matteis uno dei loro più grandi istitutori; e nella memoria di lui ameranno anche di più la provincia, che gli diede i natali. Lo disse già con parola ispirata e con quel rude accento abruzzese Donato de Caris, che in nome del Collegio dei professori e in nome della scienza poneva una corona su quella salma onorata. (Giacomo di Tizio). (15-12-1886) Ricordi personali - Quantunque temuta, non meno dolorosa è la notizia della
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