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L'ultima dimoraa cura di Federico Adamoli (2008
stampato in proprio
305 pagine) |
imprenditore, politico, Elice (29-5-1886). Fu illimitata la fiducia che ebbero di lui tutte le case di commercio della provincia e quanti lo conobbero; nel suo paese amministrò lungamente il denaro pubblico come tesoriere comunale e governativo, con la fiducia e col plauso universale. Fu rigido nell'osservanza dei proprii doveri fino al punto di dispiacere alle coscienze elastiche di questi dì; e il suo costume inflessibile e di tempra antica, sdegnò di coprirsi e nascondersi in quel belletto moderno e sotto quegli artifizii, che lasciano parere intollerabili le intenzioni maligne e la falsità. Nominato Sindaco nel 1864 fece un programma di morale amministrativa; ma vide poi che era impossibile applicarlo senza transazioni illecite, e declinò l'onorevole incarico. Stette però quasi sempre nell'amministrazione comunale, e, tenace nei buoni principii, vi rappresentò la guarentigia dell'onestà e della giustizia. Ecco dunque un uomo di carattere che scompare; siffatti uomini allorché non hanno dei grandi successi, né dei mezzi efficaci e potenti per vincere gli ostacoli in mezzo a tanta morbosa variabilità di opinioni ed a tanta mala fede, sono i calunniati i martiri della società. Tale fu Donatangelo di Tizio, questo tipo originale di uomo che lascia nella opinione pubblica una traccia profonda nella vita onorata ed attivissima.
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