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L'ultima dimoraa cura di Federico Adamoli (2008
stampato in proprio
305 pagine) |
patriota, insegnante, Teramo (11-6-1884). in quanto di più sacro aveva su questa terra. Non le sofferenze materiali, non la lotta per la vita, non le gare politiche e religiose, non le invidie e le calunnie scagliate da gente ignava, potettero piegare, se non infrangere, quel corpo; ma egli, che a tutto ciò resisté qual torre, che non crolla al soffiar di venti, dové soccombere sciaguratamente nelle lotte del cuore. Dal 1880 incominciarono le sue più forti sventure: apopletico, cieco, malaticcio, non si arrese alla inumana sorte, che con voce assidua minava i suoi preziosi giorni, e volle seguitare a dettare lezioni e combattere per la vita desiderando come egli diceva, morire sulla breccia. Ma il destino, malvagio nella sua lotta coll'umanità, non contento di aver reso inerte quel corpo sano e robusto, volle anche spezzargli il cuore. Furioso ed incurabile morbo assalse il suo adorato Guido, già tenente dei Carabinieri malgrado giovanissimo, riducendolo dapprima scemo ed incosciente delle proprie azioni, e poco dopo freddo cadavere. L'infelice padre non resse a tanta sventura, e fin d'allora, ottobre 1883, Carlo Campana non fu più quel di prima. La sua robusta costituzione, la sua indole, il suo carattere valsero a tenerlo
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