Federico Adamoli

DIARIO: Addio, sigaretta

La mia prima sigaretta è giunta prestissimo: ero un bambino di circa 12 anni e credo che la fumai durante il soggiorno estivo, nascosto dietro qualche frasca insieme ad altri amichetti. Il primo pacchetto lo acquistai in quei tempi insieme a mio fratello, una domenica in cui vissi la paura della prima scossa di terremoto. Ma quello era solo un gioco. Le prime vere sigarette arrivarono nel periodo della pubertà ed avevano il sapore di una vera iniziazione. Quelle sono state proprio le sigarette più emozionanti, perché possedevano il sapore del proibito. Insieme ai compagni estivi le fumavo in gruppo, e si andava insieme sulla spiaggia di notte, oppure sotto un ponte che ribattezzammo il ponte di Baracca. Era inebriante scartare il pacchetto dall'aroma intenso e provare sul proprio fisico gli effetti della sigaretta. Poi, terminata ogni seduta, eravamo tutti intenti a succhiare caramelle, nel tentativo di eliminare la puzza del fumo, che mia madre puntualmente finiva con il percepire.

Nell'età adulta non sono mai diventato un accanito fumatore e l'aver iniziato prestissimo non mi ha condotto verso il vizio pesante. La massima intensità l'ho toccata intorno ai vent'anni, con meno di 10 sigarette al giorno, per poi declinare intorno alle 4-5 al giorno. Ma non ho mai smesso, nemmeno per un giorno, e non ho mai pensato di farlo, facendomi scudo proprio della presunta consapevolezza della scarsa pericolosità di questa bassa frequenza e del controllo agevole che ne avevo. Mi astenevo dal fumare solamente nei giorni di malattia, perché l'influenza mi dava una vera e propria nausea della sigaretta, mentre avevo dei picchi limitati nei periodi di nervosismo. Con il passare degli anni ho cominciato ad apprezzare solo le sigarette fumate dopo i pasti, così divennero fisse le mie sole 3 sigarette al giorno. Quando poi mi sono accorto che la mia era diventata solo un'abitudine, ho lasciato la sola sigaretta che mi godevo veramente, cioè quella fumata subito dopo pranzo, steso sul letto, pronto per il riposo pomeridiano. Questa è sempre stata una sigaretta veramente particolare, perché arrivava in un momento in cui mi lascio andare al rilassamento e alla "meditazione disordinata", rappresentando in questo contesto un vero piacere. Boccata dopo boccata l'effetto della nicotina mi trascinava verso un sonnellino ristoratore. E' stata un'abitudine ventennale, in un momento fondamentale della mia giornata, quello del riposo del dopo pranzo, che ha sempre contribuito al mantenimento delle mie energie fisiche e ad una migliore efficienza mentale. Negli anni del lavoro questa salutare abitudine ha contribuito a mantenere sempre alta la concentrazione che mi era indispensabile nel lavoro di programmazione.

Mi chiedevo da tempo: ma io sono un fumatore? Con quell'unica sigaretta sono anch'io in gioco nella roulette russa dei pericoli per la salute? Quale è il mio fattore di rischio? In fin dei conti questo è il mio unico vizio. Ma riflettevo anche che quell'unica sigaretta portava nei miei polmoni 3000 sostanze chimiche, molte delle quali cancerogene, e questo accadeva quotidianamente, in una stanza chiusa. E poi quelle scritte lugubri che da qualche tempo campeggiano sui pacchetti si sono insinuate sottilmente nella mia mente, anche se mi dicevo, per rassicurarmi, che quelle minacce in fin dei conti riguardavano solamente i veri, incalliti fumatori.

Dentro di me, ad ogni nuova boccata, durante la quale soffermavo la mia mente su tutti questi pensieri minacciosi, stava evidentemente maturando la decisione, che mi riservavo di prendere in un prossimo futuro. Avrei dovuto abbandonare questa abitudine ventennale, un momento di vero piacere, ma uno di quei piaceri di cui dobbiamo dubitare, perché occorre chiedersi se ciò che ci procura un piacere nell'immediato, può nuocerci nel lungo periodo. Per la decisione definitiva è bastato seguire casualmente una trasmissione televisiva imperniata sul vizio (come argomento in generale) ed ascoltare la dichiarazione di un noto medico che a proposito di fumo sentenziava che non sono le poche sigarette a procurarci un danno, ma l'azione che queste esercitano nel nostro organismo attraverso l'assunzione protratta negli anni. Queste parole hanno lasciato il segno: ho riflettuto per poche ore, ritenendo che ormai il pacchetto di sigarette che stavo per esaurire forse sarebbe stato l'ultimo della mia vita. Ma a quel punto a che pro aspettare di esaurire questo fatidico ultimo pacchetto? Ho subito messo in atto la mia decisione, lasciando le ultime Amadis azzurre nel cassetto, accanto al mio letto. Era inutile cercare di allontanare fisicamente la tentazione di quella unica sigaretta della giornata, ho ritenuto che fosse molto meglio averla sotto gli occhi, per guardarla senza rimpianto, ripensando ai ragionamenti che da qualche tempo facevo ad ogni nuova boccata, ai veleni che introducevo nei polmoni, ed alla puzza della mia camera da letto.

Addio sigaretta, anche il tuo ciclo si è esaurito. Ho compiuto il percorso del vizio in senso opposto perché con il tempo l'attaccamento alla sigaretta si è sempre più ridotto, fino alla decisione dell'abbandono definitivo. La tradizionale propaganda contro il fumo mette in rilievo quanto la nicotina produca dipendenza e assuefazione. Eppure la mia esperienza si è rivelata opposta a questa affermazione. Io credo che sia qualsiasi cosa che ci procura piacere a crearci una dipendenza prima psicologica e poi anche fisica. La differenza finisce per farla la capacità personale di autocontrollo e la vera dipendenza secondo me scaturisce dal legame che la sigaretta simbolicamente instaura con i conflitti più profondi e inconsci della psiche umana.

Adesso la sigaretta non mi manca, anche se indubbiamente l'assenza del lieve effetto depriessivo che mi induceva la nicotina (dovrebbe essere l'esatto contrario!) ha un peso non indifferente nell'abbandono al sonno pomeridiano, che ha avuto sicuramente un ridimensionamento. D'altro canto è pure vero che ho la sensazione che il distacco dalla sigaretta ha procurato un miglioramento del mio umore nel corso della giornata, perché quell'effetto negativo che avvertivo dopo la sigaretta forse andava ben oltre quell'intervallo di pochi minuti nei quali ho sempre ritenuto che si esaurisse. Le poche sigarette che rimangono abbandonate nel mio cassetto serviranno per qualche occasione speciale, come corollario di emozioni particolari, durante le quali una sigaretta ci sta proprio bene. Se volessi impormi un distacco assoluto, dogmatico, sceglierei forse la strada meno sicura per mantenere la mia decisione nel tempo. Addio sigaretta, anzi arrivederci, perché forse ogni tanto ci incontreremo. Ripenso a tutte le marche di sigaretta che ho scelto in questi venti anni: MS-blu, Diana, Marlboro, Camel, Amadis...


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