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a cura di Federico Adamoli

Carlo Eugeni e la storia dello sport teramano


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     Frequentandoci abbiamo iniziato a collaborare e siamo diventati amici; quando eravamo a Giulianova ci incontravamo spesso, ed andavo anche a casa sua. Devo riconoscere che da lui ho avuto molti 'input', a livello organizzativo e tecnico. E devo dire una sola cosa: grazie, professor Eugeni.

     (Roberto Almonti) Ci sono altri ex-atleti, permettetemi l'ex più per il ricordo che per l'età: ci sono Mimmo Luzi, c'è Antonio Di Michele, Pietro Del Zoppo. Io vorrei chiamare anche loro, che hanno conosciuto e vissuto con Eugeni.

     (Domenico Luzi) Io ho cominciato la scuola di avviamento, giungendo fino alla quinta dell'ITI, e sono stato la bandiera dell'industriale per tutti quegli anni. Ogni anno vincevo le gare, ma non sapevo cosa fosse l'atletica. Solo il professor Eugeni ha avuto la pazienza, e la bontà soprattutto, di venirmi dietro, perché ero un lavativo. Alla fine sono diventato campione d'Abruzzo per dieci anni, e sono stato alle Fiamme Gialle dove ho vinto il titolo italiano di società nel 1970. Il professor Eugeni ha avuto tanta di quella pazienza! Pensate che ogni volta che io dovevo fare le gare, il giorno prima veniva a casa mia e diceva a mia madre: “Mi raccomando signora, lo faccia addormentare alle sette, questa sera”. E' stato il mio più importante allenatore, il primo maestro, perché io non sapevo nemmeno dove fosse di casa l'atletica.
     Ho un ricordo che risale all'anno in cui frequentavo la quarta industriale: un giorno dovevo partecipare ad una gara, ma nonostante ciò la mattina, insieme ad Arnaldo Di Giannatale (che gareggiava nel salto con l'asta) ed altre due persone ci recammo a Giulianova a pescare le cozze. All'altezza del porto ne prendemmo circa mezzo quintale, che poi distribuimmo per la spiaggia alle ragazze. Si fece tardi, ed avevamo la gara nel primo pomeriggio. Per tornare a Teramo dovemmo usare le biciclette, dove giungemmo al camposcuola trafelati e tutti sudati, per cui il professor Eugeni andò su tutte le furie, accusandomi di essere un vero debosciato. Morale della favola: quel pomeriggio feci il record provinciale di salto in lungo con 6 e 46 ed il professor Eugeni, dimenticando l'arrabbiatura che si era preso, mi venne a stringere la mano.