Arnaldo Mussolini
Vita di Sandro


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     Fu scelto un dotto Padre barnabita. Egli restò chiuso con te, nella tua camera, per una ventina di minuti. Uscendo, sollevava le braccia al cielo ed esclamava, con le gote rigate di lacrime: «Questo è un santo, è un santo, è un santo».
     La sofferenza, l'ansia, la stanchezza della Mamma erano presenti di continuo al tuo pensiero... Questo, più di ogni altra cosa, ti dava pena: non avresti voluto essere tu la causa di tanto dolore. La Mamma voleva starti vicina sempre e tu le dicevi: «No, non devi stancarti, Mamma. Il lavoro di infermeria e di assistenza è fatto magnificamente dagli zii e dalle zie. Tu sei ammalata e devi riposare». E quando la Mamma ti rispondeva di voler passare molto, molto tempo con te dopo la tua guarigione, tu aggiungevi: «Sì, appena sarò guarito, staremo molto insieme. Andremo a Paderno. Dev'essere così bello Paderno, specialmente in questo mese...».
     Ad una seconda grave emorragia nasale, mentre ti abbattevi stanco sui cuscini, chiedesti inquieto: «Se n'è accorta la mamma?». Volevi risparmiarle le profonde emozioni di quei giorni.
     Un altro più vivo desiderio esprimesti una mattina.
     Ricordi? Era la vigilia del giorno che doveva essere l'ultimo della tua vita. Volesti vedere il sole. Furono aperte tutte le imposte: il cielo splendeva nella grande luce dell'aurora. Il sole sembrava salire dal mare, riflettendo i suoi raggi orizzontali, e la nostra casa ne fu tutta illuminata. Guardasti intensamente quell'onda d'oro lucente, quasi volessi ricordarla per l'eternità.