Benito Mussolini
Vita di Arnaldo


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     In secondo luogo, con la fine ottobre 1922 un nuovo «corso» della Storia d'Italia aveva cominciamento: Il Popolo d'Italia diventa un organo — anzi si può dire — l'organo del regime, la voce più autorevole del Governo. Gli atteggiamenti di ieri — aggressivi e polemici — non avevano più ragione d'essere, ora che la Rivoluzione aveva trionfato. Ci furono fino al 1926 dei partiti e dei giornali d'opposizione, ma il tutto si riduceva a una solitaria lamentazione e anche nel 1924 a uno spaccio enorme di parole inutili. Arnaldo si trovò di fronte a due pericoli: a quello che consisteva nel volere imitarmi — il che oltre ad essere estremamente difficile sarebbe stato, dato il mutato regime, anche anacronistico — e il secondo pericolo non meno grave sarebbe stato quello di dare al Popolo d'Italia un grigio carattere e sapore di «ufficiosità» che lo avrebbe, forse, fatto ricercare dai competenti, ma che lo avrebbe allontanato dalle masse che avevano compiuto la Rivoluzione. Arnaldo comprese sin dal principio ch'egli doveva fare un giornale che fosse la continuazione logica e storica di quello di ieri, ma con diverso accento, con adeguazione cioè al nuovo clima nazionale. I maligni che sono sempre ai margini di tutte le imprese, pronosticarono il fallimento. Nei primi mesi diffusero la voce che io scrivessi gli articoli con uno stile volutamente temperato, ma questa voce non trovò credito alcuno. Allora si sospettò che io dessi la traccia, salvo ad Arnaldo di redigere il testo. La verità è questa: nelle prime settimane io diedi ad Arnaldo dei consigli di carattere più tecnico che politico; in seguito — a intervalli lunghissimi — mandai qualche articolo su speciali argomenti, come quelli demografici, articoli che furono riconosciuti immediatamente come farina del mio vecchio sacco; infine, dal 1924 e 1925 in poi, lasciai una assoluta autonomia ad Arnaldo nella sua attività direttoriale.