Benito Mussolini
Storia di un anno. Il tempo del bastone e della carota


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     Il Segretario del Partito diede lettura dell'ordine del giorno Grandi e chiamò i presenti. Diciannove risposero sì. Sette risposero no. Astenuti due: Suardo e Farinacci che votò l'ordine del giorno suo personale.
     Mussolini si alzò e disse: «Voi avete provocato la crisi del Regime. La seduta è tolta!»
     Il Segretario Scorza stava per lanciare il "saluto al Duce" quando Mussolini con un gesto lo fermò e gli disse: «No. Vi dispenso!»
     Tutti se ne andarono in silenzio. Erano le 2 e 40 del giorno 25 luglio. Il Duce si ritirò nella sua stanza di lavoro, dove poco dopo fu raggiunto dal gruppo dei membri del Gran Consiglio che avevano votato contro l'ordine del giorno Grandi. Erano le 3 quando Mussolini lasciò Palazzo Venezia. Scorza lo accompagnò sino a Villa Torlonia. Le strade erano deserte. Ma pareva di sentire nell'aria, già quasi chiara del crepuscolo mattinale, il senso dell'ineluttabile che dà, quando si muove, la ruota del destino, di cui gli uomini sono spesso inconsapevoli strumenti.
     Nella notte che verrà ricordata come la "Notte del Gran Consiglio" si era discusso durante dieci ore. Una delle più lunghe sedute che le cronache politiche abbiano mai registrato. Quasi tutti parlarono e taluni più volte. Che la crisi sarebbe scoppiata anche senza la seduta, la discussione e il relativo ordine del giorno, è assai probabile, ma la storia non tiene conto delle ipotesi che non si sono verificate. Ciò che si è verificato, si è verificato dopo la seduta del Gran Consiglio. Forse il vaso era pieno, ma fu la famosa goccia che lo fece traboccare.